Inner Child

Lettera di Scuse a Me Stessa

‘C’è stato un passato in cui sono stata felice. Non riesco a ricordare quei giorni, perché sono troppo lontani. Solo le vecchie  foto parlano di quel tempo lontano. Avevo un anno, forse un anno e mezzo, ridevo sempre. Tutti mi abbracciavano e mi volevano bene. Non conoscevo litigi e sgridate. Non conoscevo il dolore. Non conoscevo la vita, e mi andava bene così.

Oggi, sento di dover chiedere scusa, a quella piccoletta. Scusa, per non averle voluto abbastanza bene. Scusa, per il veleno che ho messo nel suo corpo con il cibo spazzatura, con i pensieri cattivi, con i rancori. Scusa per averle rovinato le mani, a forza di rosicchiare le unghie nel vano tentativo di reprimere tutto l’universo che avevo dentro, e che mi schiacciava. Scusa per aver fatto poco sport, per non aver creduto nelle mie possibilità. Scusa perché ho sempre avuto paura di essere felice. Scusa, per essermi accontentata di una vita mediocre, al solo scopo di compiacere gli altri.

Ma c’è stato davvero, un momento in cui ‘gli altri’ hanno smesso di amarmi, oppure sono io che, accecata dal dolore, attribuivo agli altri le critiche e i giudizzi che in realtà io rivolgevo a me stessa? Cos’è che, in tutti questi anni, mi ha impedito di darmi l’affetto e l’amore che meritavo? Di quale cattiva azione passata ho cercato di punirmi?

Dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto sempre di non essere mai abbastanza.
Alda Merini

Non mi sono mai sentita abbastanza, nella mia vita. Non mi sono mai sentita veramente desiderata da nessuno. Credevo di essere una di quelle persone che non fanno mai la differenza. “Se ci sono o non ci sono non cambia niente”, dicevo. È per questo, quindi, che mi sono illusa di poter sparire dal mondo senza lasciare traccia… Ma non si fa così. No, non si fa così.

Io sono qui per restare. Ho una voce, che vuole essere ascoltata. È la stessa voce della bimba di un tempo, che ancora vive dentro di me. Mi distrae con i suoi pianti, e mi rincuora con la sua felicità creativa. Una gioia che vorrei mi appartenesse ancora. Che può appartenermi ancora. Potrebbe, se solo riuscissi a trovare il coraggio per abbandonare tutto ciò che fa del male alla mia vita senza temere di perdere l’approvazione sociale.

La verità, è che ho ancora bisogno di sentirmi dire: ti voglio bene. Non ho mai imparato a bastarmi. Vorrei un abbraccio, proprio adesso. Vorrei perdermi addosso a qualcuno, e sentire che quel qualcuno non ha alcuna intenzione di lasciarmi andare. Vorrei ritrovare quella parte di me che ho perso, e che non so dove sia finita.

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Katie M. Berggren Art

Forse, è ancora nel cuore di quella bambina. Forse qualcuno se l’è portata via, e non me la restituirà per altre cento vite. Ha preso la mia bellezza, ha preso la mia gioventù, ha preso il corpo che avevo a vent’anni, la mia pancia piatta, i denti perfetti. E mi ha dato in cambio un’età adulta nella quale sento di non essere mai entrata completamente. Sono lì, con un piede dentro e un piede fuori. E guardo la nebbia di fronte a me, senza riuscire a buttarmici in mezzo. Non ho mai avuto paura di morire, sapete? Di invecchiare sì. Tanta.
Oggi sentivo alcune persone lamentarsi di star buttando la vita lavorando e basta: mi è venuta l’ansia. Volevo scappare via. Mi mancava il fiato.

Io, in fondo, so cosa desidero. E so cosa non desidero. So che solo fare ciò che mi piace può aiutarmi a preservare la giovinezza. Diversamente, tutta la mia vita scenderà lungo una china ripidissima, fino a infrangersi nel dolore. Dunque, cosa sto aspettando ancora?

In fondo, so benissimo cosa voglio. Ho dipinto la mia vita ideale, nel mio cervello, milioni di volte. È lì, davanti a me. Devo solo allungare una mano, afferrare il ramo della creatività che pende davanti ai miei occhi e fare un salto.

Solo allora, la bambina di un tempo avrà avuto il suo riscatto. E io avrò meritato il suo perdono. ‘

di Chiara Solerio

Via:https://appuntiamargine.blogspot.it/

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