Goddess, Sisterhood, Wild Women

Meditazione di Bast – La dea Felina, Lunare e Duale

Io raccolgo la magia da ogni luogo e da chiunque la possegga,
veloce come il levriero, rapida come la luce…
La magia che crea la forma, che viene dal grembo della Madre,
la magia che invoca Dio, che viene fuori dal silenzio;
la magia che riscalda Dio, che viene dalla Madre.
Ora questa magia mi viene data da ogni luogo
e da ogni persona che la possiede,
veloce come il levriero, rapida come la luce.

Libro dei Morti – cap. XXIV

La Dea egizia Bast – dalle forme feline e da sempre “amica degli amici” dei gatti – è antichissima. Nei testi più datati figura come generata da Ra, il dio Sole, insieme alla sorella Sekhmet, mentre in testi successivi appare come figlia di Iside e Osiride, sorella gemella di Horus e, talvolta, come sua moglie (anche se spesso come moglie di Horus viene indicata Hathor oppure Sekhmeth).

Bast è madre del dio dalla testa di leone Mihos.

La profezia egizia secondo la quale Horus ritornerà per restaurare il ciclo solare del padre, con l’aiuto di sua moglie Bast, rispecchierebbe l’avvento dell’Era Acquariana.

È conosciuta con i nomi Bast, Ba en Aset, Bastet, Pakhet, Pasht, Pasch, Ubastet, Ubasti oppure 9cc89bfe2718f89a30fd9ba7463cd9f5-439x330più comunemente Bastet, anche se questo nome le dovrebbe essere riservato solo quando appare in forma di gatto.

La forma piú antica del suo nome – menzionata in documenti che risalgono al 3000 a.C. – è Pasht, però il suo culto arrivò a toccare l’apice in dinastie successive. Il culto di Bastet , che perdurò fino al settimo secolo d.C., era incentrato a Bubastis, una città localizzata nella regione sud-est del delta del Nilo che fu capitale durante la XXIII dinastia. Bubastis è il suo nome greco: il nome originario era Pwr-Bast o Pwr-Bastet. In egiziano pwr può essere tradotto come “casa” o “regno”, quindi Bubastis era nota come Casa di Bast.

Nel tardo periodo Bubastis fu capitale dell’Egitto per una dinastia e fu resa famosa da Erodoto – nel IV secolo a.C. – quando egli descrisse nei suoi Annali una delle festività che vi avevano luogo e che attirava devoti da tutto il paese.
Secondo Erodoto alla festa annuale di Bastet di fine ottobre partecipavano 700.000 persone che raggiungevano la città viaggiando su chiatte, suonando e cantando e facendo fluire in dilagante allegria il suono dei flauti e degli strumenti a percussione: “Si consumava più vino in quei giorni di baldoria che nel resto dell’anno”.
Da una iscrizione che risale a Ramses IV, si viene a sapere che durante la festa della Dea era severamente proibito cacciare il leone.

Vi sono state, in Egitto, diverse città che hanno ospitato importanti e influenti templi dedicati al culto di Bast, come Memphis (Mennefer), Heliopolis (Iunu) e Herakleopolis (Henen-nesut) e tracce del culto di Bastet sono state rinvenute nell’Italia meridionale, specialmente a Pompei; nessuna città, però, le fu più sacra di Bubastis.
A Bubastis, distrutta dai Persiani nel 350 aC., gli scavi archeologici nelle rovine di Tell-Basta (il suo nome attuale) hanno fruttato molte scoperte, incluso un cimitero di gatti sacri mummificati.

Esiste una connessione fra Bast e le divinità dalla testa leonina o felina come Tefnut, Sekhmet (leonessa) o Mafdet (ghepardo) ed una relazione con altre dee in forma animale, come Wadjet, la dea-serpente e Hathor la dea mucca.

A partire dalla II Dinastia (approssimativamente 2890-2686 a.C.), Bast veniva raffigurata come un gatto del deserto, oppure come un grande felino: leonessa o pantera. Venne associata al gatto domestico solo intorno al 1000 a.C., e si pensa che fosse quella l’epoca in cui gli egizi iniziarono ad addomesticare i gatti.

Gli egizi divennero talmente devoti alla dea Bastet e ai gatti che promulgarono leggi per impedirne l’esportazione al di fuori dal regno, ma i mercanti fenici riuscirono a contrabbandarne alcuni nei paesi del Mediterraneo dove si diffusero ampiamente.

PROTETTRICE DEI GATTI DOMESTICI

Gli egizi addomesticavano i gatti per proteggere le granaglie e le provviste alimentari dai roditori. Inoltre il gatto è uno dei nemici naturali dei serpenti, allora molto diffusi e temuti (sebbene anch’essi considerati sacri).
Probabilmente in origine Bast era proprio una forma divinizzata del gatto (o della gatta) e l’antropomorfizzazione che la vede con corpo di donna e testa di gatto venne in un secondo tempo. Grazie alle sue qualità feline Bast era protettrice della casa, delle granaglie e delle messi, protetrice dai serpenti velenosi, dea della prosperità e della ricchezza.
Bastet risponde sempre alle invocazioni di soccorso per la salute o l’integrità dei gatti.
Nel mondo latino a volte era nominata nella forma plurale “Eponabus”, che sembra essere un’indicazione di appartenenza al gruppo delle “dee triplici”.

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PROTETTRICE DELLE DONNE, DELLE FAMIGLIE E DEI BAMBINI

Le gatte erano assimilate alla Luna: le loro pupille feline subiscono grandi variazioni al mutare della luce, tanto da ricordare le fasi di espansione e riduzione del nostro satellite. “Gli egizi hanno osservato negli occhi di un gatto le varie fasi lunari perchè con la luna piena splendono di più mentre la loro luminosità diminuisce con la luna calante e il gatto maschio muta l’aspetto dei suoi occhi anche in relazione al sole; infatti, quando il sole sorge, la sua pupilla è allungata; verso mezzogiorno è rotonda e la sera non si vede affatto e sembra che l’intero occhio sia omogeneo“. (Edward Topsell)
Gli egizi conoscevano gli influssi della Luna sul mondo femminile e la sensibilità delle donne e dei gatti alle manifestazioni magnetiche ed elettriche. Il monumento che più esprime la natura segreta e misteriosa di queste due creature è la Sfinge di Giza, con corpo felino e testa di donna.

Come divinità delle Donne, dunque Bast era anche Dea dell’Amore, protettrice delle famiglie, della fecondità, delle nascite, dei bambini, della gioia.
Nella sua mano sinistra, veniva raffigurato spesso un amuleto sacro a forma di occhio di gatto, l’utchat (l’occhio di Ra, il dio Sole), che aveva poteri magici e indicava il potere di vedere le cose visibili e invisibili.
Questo amuleto veniva riprodotto nelle decorazioni nei templi e delle case, dove proteggeva da furti, malattie ed incidenti, ed anche nei gioielli per la protezione personale. Infatti, se portato al collo, proteggeva i viaggiatori e se veniva regalato agli sposi era auspicio di molti figli.
Molto probabilmente dalla parola utchat derivano la maggior parte dei nomi usati in varie lingue per identificare il gatto: gatto, cattus, gatus, gatous, gato, katt, katte, kitten, ecc.

SIGNORA DELLA MUSICA, DEL CANTO E DELLA DANZA

Come i gatti sono amanti della vita comoda, dei piaceri e del gioco, così erano anche gli egizi: Bast era una divinità gioiosa e amabile, patrona delle attività piacevoli e del divertimento.
In questa veste fu la signora delle arti musicali, della danza e del canto, che non mancavano mai durante le sue celebrazioni.
Come Dea delle Arti Musicali e delle Feste il suo attributo era il sistro sacro.
Poiché alle sue feste non erano ammessi i bambini si presume che il suo culto contemplasse molte libertà sessuali e la ricerca del piacere.
Un’altra particolarità di Bast era la predilezione per i profumi.

DEA DELLA VERITA’

Come i misteriosi gatti che sembrano conoscere tutto del mondo anche Bast era considerata la depositaria della Verità.
Una curiosità: pare che anticamente le donne lesbiche fossero conosciute come donne estremamente sincere e capaci di sostenere sempre la verità, per cui Bast era considerata Signora delle donne lesbiche.

IL SUO DOPPIO, SEKHMETH

Un aspetto importante di Bast era l’essere sorella gemella di Sekhmet, dea raffigurata come una donna con la testa di una leonessa e, anch’essa con l’utchat come attributo..

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Ma mentre, nel binomio, Sekhmet rappresenta il lato distruttivo e oscuro della dea e le forze disgreganti che agiscono negli umani e nella natura, Bast impersona gli aspetti creativi e vivificanti speculari. Insieme, le sorelle gemelle rappresentano l’equilibrio tra la luce e l’ombra, il creativo e il distruttivo, il bene e il male: in pratica l’armonia del Cosmo.
Bast e Sekhmet sono un interessante esempio della dualità che permeava la cultura egiziana: Bast era una Dea del Basso Egitto (il nord, il delta) mentre Sekhmeth proveniva dall’Alto Egitto (la Nubia). La loro sorellanza oltre che dell’armonia cosmica era simbolo dell’Unione dei Due Regni.

Secondo H.P. Blavatsky “[Bast] È chiamata anche Beset o Bubastis, ovvero il principio che riunisce e quello che separa”.

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Bast era espressione della magia della vita, della lungimiranza, della fertilità e della prosperità dei felini, mentre Sekhmet ne rappresentava la potenza (anche in guerra), l’abilità e la chiaroveggenza: veniva infatti interrogata dai sacerdoti per conoscere i piani del nemico e quindi aiutare i soldati in battaglia.
Quando le due sorelle sono affiancate le loro forze sono in equilibrio, mentre – in mancanza di una di esse – vi è la separazione, la disarmonia. Così gli aspetti estremamente positivi, femminili, amorevoli di Bast bilanciano l’aggressività di Sekhmet, mentre la vitalità e la potenza di Sekhmeth danno nerbo a una delle dee più aggraziate e femminili del pantheon egizio.

MEDITAZIONE DI BASTET

È una meditazione adatta alle donne. Mettete sull’altare l’immagine della Dea o di un gatto; ponete sui due lati delle candele (viola, blu o argentate) e fiori profumati, bianchi, blu o viola.

Avrete anche bisogno di una piccola candela del colore che in questo momento vi rappresenta meglio; mettetela di fronte all’immagine di Bastet.
È opportuno avere delle essenze, incenso o profumi, perché la Dea li gradisce: tradizionalmente Bast è vista come una dea dolce che ama la musica, la danza e il profumo. È dea dell’amore e della gioia, ama le coccole e le carezze, i lussi.
Tuttavia è meglio ricordarsi che, proprio come i gatti, lei ha un lato difficile, enigmatico ed anche aggressivo (rappresentato nel suo doppio Sekhmeth).

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Chiudete gli occhi e respirate profondamente per qualche minuto rilassandovi con la vostra tecnica abituale. Quando siete completamente rilassate, aprite gli occhi, guardate per un po’ di tempo la fiamma della vostra piccola candela. Poi chiudete di nuovo gli occhi, svuotate la mente e osservate il buio e il vuoto. Immaginate una nebbia nell’oscurità che comincia a muovere il buio intorno a voi. Guardate i vortici, ascoltate il silenzio.

A poco a poco, la nebbia si dissipa.
Non appena si cancella, si rivela al vostro occhio interiore un paesaggio desertico di sabbia rossastra.

Nelle vicinanze, si vedono le possenti colonne di un tempio.
Passeggiate verso il tempio sentendo il calore della sabbia sotto i piedi e il sole caldo sul corpo.

Ora osservate: come siete vestite? Osservate cosa vi circonda e prendete nota di tutti i dettagli. Usate il vostro occhio interiore per osservare l’ambiente che vi circonda. Cosa potete vedere?
Rendete reale nella vostra mente il luogo che state attraversando.

Arrivate alla base del tempio e vi prendete un po’ di tempo per esaminarlo. Ci sono incisioni e bassorilievi sui muri o è disadorno?

Fate un respiro profondo e annusate l’aria. Odore d’incenso e profumi arrivano dal tempio, inebrianti, riempiono il naso… la testa.
Si sente smorzata una musica dolcissima, l’armonia dei flauti, il ritmo dei tamburi. Tutto questo vi attira.

Entrate dall’ingresso principale, attraversate un cortile assolato e vi trovate all’ingresso di una grande sala dalle colonne altissime, di pietra. Dentro è quasi del tutto buio, ma sull’altare ci sono ciotole di olio accese che emettono una luce tremolante.
Qui l’aria è fresca e l’odore di incenso è mischiato al profumo di fiori freschissimi.

Avanzate e osservate se ci sono delle persone – sacerdotesse – o se siete da sole.

Andate a toccare una delle colonne sentendo la ruvidità della pietra sotto le dita. Aggiungete dettagli e realismo alla scena.

Poi attraversate tutta la sala fino ad arrivare all’ingresso di un piccolo santuario. Contro il muro c’è una grande statua di basalto nero di un gatto seduto: la Sacra Gatta Bastet, porta orecchini d’oro e un collare di pietre dure.

Intorno ci sono incensieri, candele e sacerdotesse che si affaccendano. Ovunque vi sono gatti, alcuni seduti sul pavimento, altri nelle nicchie nelle pareti. L’aria è piena della vibrazione delle loro fusa.
Prendetevi del tempo e vedete se desiderate parlare con le sacerdotesse, se volete avvicinare un gatto o il simulacro della Dea.

Dopo pochi minuti, salutate e lasciate il santuario da un’altra porta. Vi trovate ora in un corridoio con le pareti dipinte. Anche qui non c’è molta luce… ma è possibile vedere dove si sta camminando alla chiarore delle candele.

Il corridoio si apre in una vasta sala, fiancheggiata da colonne. Di fronte a voi, in fondo alla sala, Su un altare in cima a una gradinata c’è un altro simulacro dorato della Dea.
È una donna in grandezza naturale, dalla testa di gatto, che porta un sistro decorato con gattini d’oro. Indossa un abito lungo a guaina e una collana, ma i suoi piedi sono nudi.
La sala risuona di musica vivace, suonata da un gruppo di sacerdotesse con flauti, tamburi e sonagli. Altri sacerdoti e sacerdotesse danzano sinuosamente al ritmo della musica, mischiati a gatti che giocano fra loro e con loro.

Il pavimento è coperto di petali che sprigionano una ricca fragranza. Vi avvicinate ai piedi della statua della dea e la guardate.
Visualizzate che – gradualmente – la statua si sta animando. Gli occhi diventano vivi e – lentamente – il rigido oro si trasforma in un morbido mantello di pelliccia dorata e in pelle vellutata e fresca.
Osservate la dea scendere le scale, leggera e felina, e venire verso di voi mentre vi osserva con i suoi occhi pieni di benevolenza e di pace. Bastet può vede la vostra anima e voi la sua: vi riconoscete…

Fonte: Sacerdotesse di Avalon


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