Magic Words, Priestess, Wild Women

Chiamatemi Strega

di Starhawk

La parola “Strega” evoca così tante immagini negative che molte persone si domandano perché ci si ostiniamo a utilizzarla.

Eppure rivendicare questa parola significa rivendicare il nostro diritto, come donne, di essere potenti; come uomini, invece di riconoscere la nostra parte femminile interiore come divina.

Essere Strega significa identificarsi con i nove milioni di vittime dell’intolleranza e dell’odio, e prendersi la responsabilità di creare un mondo in cui i pregiudizi non causino altre vittime.

Una Strega “dà forma“, è una creatrice che piega l’invisibile e lo plasma, e così diventa una dei Saggi, e la sua vita è piena di magia.

La Stregoneria è sempre stata una religione di poesia, non i teologia. I miti le leggende e gli insegnamenti sono visti perlopiù da metafore di “ciò che non può essere detto“, di quella realtà assoluta che le nostre menti limitate non potranno mai conoscere appieno.

I misteri dell’assoluto non possono mai essere spiegati, solo sentiti e intuiti.
Il simbolo primario per “Ciò che non può essere detto” è la Dea.
La Dea ha infiniti aspetti e migliaia di nomi, è Lei la realtà che si trova dietro a tutte le metafore.

Lei è la realtà, la divinità manifesta, onnipresente in tutto ciò che vive, in ognuno di noi. La Dea non è separata dal mondo, Lei è il mondo e tutte le cose in esso: luna, sole, terra, stelle, pietra, seme, onda, foglia e ramo, bocciolo e fiore, uomo e donna.

Nella stregoneria, il corpo e lo spirito sono una cosa sola.
La divinità viene vista in noi stessi, sia nelle donne che negli uomini.
La sessualità è considerata sacra. Lo scopo è riconnetterci con il divino che è dentro ognuno di noi.

Attraverso la Dea, possiamo scoprire le nostre energie, illuminare le nostre menti, avere la padronanza completa dei nostri corpi e celebrare le nostre emozioni.

[tratto da ‘La danza a spirale‘]

***

‘Chiamatemi Strega.
Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo.
Potete chiamarmi Strega. Perché tanto la mia natura è quella.
Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.

Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima,
sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto,
sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche,
sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.

E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!
Per cui sono Strega.

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Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono anormale… sono io!
Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso,
perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.
Sono Strega perché spesso do fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio,
di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.
Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.’

[Monologo di Barbara Giorgi scritto per Franca Rame tratto dal libro omonimo ‘Chiamatemi Strega‘]

La Signora dell'Antica Casa
Ovvero il racconto di come una fanciulla divenne una giovane Strega

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