Nelle dottrine orientali, i libri tradizionali sono frequentemente designati con termini che, nel senso letterale, si riferiscono alla tessitura.
Così in sanscrito sûtra significa propriamente filo (questa parola è identica al latino sutura, la stessa radice, con il quale significato di cucire, si trova identica in entrambe le lingue): un libro può essere formato da un insieme di sûtra, come un tessuto è formato da un insieme di fili; tante a ha sia il significato di filo che quello di tessuto e designa più specificamente l’ordito di un tessuto.
Ugualmente, in cinese, Ching è l’ordito di una stoffa, e wei è la sua trama; il primo di questi due termini designa allo stesso tempo un libro fondamentale e il secondo designa i suoi commentari.
Una simile distinzione fra l’ordito e la trama nell’insieme delle Scritture tradizionali corrisponde secondo la terminologia indù a quella fra ls Shruti (ciò che viene ascoltato), che è il frutto dell’ ispirazione diretta, e la Smriti (ciò che viene ricordato, memoria), che è il prodotto della riflessione che si esercita su dati forniti dalla Shruti.
L’ordito, formato da fili tesi sul telaio, rappresenta l’elemento immutabile principiale,
mentre i fili della trama che passano fra quelli dell’ordito, con il vai e vieni della spola, rappresentano l’elemento variabile e contingente, cioè le applicazioni del principio a queste o quelle condizioni particolari.

Se si considerano un filo dell’ordito e un filo della trama, ci si accorge immediatamente che la loro unione forma il simbolo della croce, di cui essi sono rispettivamente la linea verticale quella orizzontale; secondo il simbolismo generale della croce, la linea verticale rappresenta ciò che unisce tra loro tutti gli stati di un essere o tutti i gradi dell’esistenza, mentre la linea orizzontale rappresenta lo sviluppo di uno di questi stati o di questi gradi.
La direzione orizzontale raffigura per esempio lo stato umano, e la direzione verticale ciò che è trascendente rispetto questo stato; tale carattere trascendente è propriamente quello della Shruti, che è essenzialmente non-umana, mentre quella dei la Smriti comporta le applicazioni d’ordine umano ed è il risultato della dell’esercizio delle facoltà umane.
La linea verticale rappresenta il principio attivo o maschile (Purusha), e la linea orizzontale rappresenta il principio passivo o femminile (Prakriti), essendo tutta la manifestazione prodotta dal influenza non-agente del primo sul secondo.
Da un altro punto di vista, la Shruti è assimilata alla luce diretta, rappresentata dal Sole, e la Smriti alla luce riflessa, rappresentata dalla Luna; ma, al tempo stesso, il Sole e la Luna, in pressoché tutte le tradizioni, simboleggiano anche rispettivamente il principio maschile e il principio femminile della manifestazione universale.
Ogni manifestazione, ogni nascita, è il prodotto del lavoro dei due principi: il principio maschile – principio emissivo – proietta, insemina, dona il germe della vita; e il principio femminile raccoglie, organizza per produrre un’opera completa, perfetta.
Il lavoro di creazione è quindi ripartito fra i due principi, e non bisogna né sopravvalutare né sottovalutare l’importanza dell’uno o dell’altro. Quale dei due sia il più necessario, il più importante: non è così che va posta la questione.
Entrambi sono altrettanto importanti, altrettanto indispensabili, ma in due campi diversi. Il principio maschile invia delle onde o delle forze, ma ciò non serve a niente se non c’è l’altro principio che risponde, riceve e lavora su quello che ha ricevuto.
È grazie al lavoro dei due principi che la vita è possibile; anche là dove non li vediamo, anche nel corpo fisico, essi lavorano insieme. È proprio quando l’uno domina a scapito dell’altro, che iniziano le anomalie, gli squilibri.
La scienza dei due principi è la scienza dell’equilibrio cosmico.
…la potenza dell’essere umano risiede nel possedere i due princîpi. È l’unione in lui dei due principi, maschile e femminile, che lo rende simile agli dèi.
Omraam Michaël Aïvanhov
Il simbolismo della tessitura è usato anche per rappresentare il mondo, o più esattamente l’insieme di tutti i mondi, cioè degli stati o dei gradi, in moltitudine indefinita, che costituiscono l’esistenza universale.
Così, nelle Upanishad, il Brahma Supremo è designato com “Colui sul quale mondi sono tessuti come l’ordito e la trama [dharma e karma]”.








