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I ‘Codici della Dea’ nelle arti tessili

di Antonella Piselli

I cosiddetti “Codici della Dea”, o simboli dell’antica Dea Madre, sono ampiamente riscontrabili nelle arti tessili tradizionali, tessiture, ricami e merletti, che per millenni hanno agito come custodi di un linguaggio simbolico antico.

Secondo studi antropologici e archeologici, in particolare quelli della studiosa Gimbutas, queste forme d’arte non erano semplici decorazioni, ma vere e proprie scritture sacre che trasmettevano i miti legati alla Dea Madre, alla fertilità e ai cicli naturali.

L’archeologa e antropologa Marija Gimbutas (1921-1994), osservando e studiando i codici, i simboli e gli ideogrammi legati al culto della Dea Madre, ha trovato una connessione, profondamente riscontrabile nelle arti decorative, non solo nelle ceramiche, ma inclusi tessuti, ricami e merletti.

Queste arti tessili, storicamente praticate dalle donne, hanno preservato per millenni un linguaggio sacro e simbolico risalente al neolitico, spesso inteso come una forma di preghiera, protezione o narrazione dei cicli naturali.

Un legame che ha travalicato tempo e spazio, tant’è che ancor oggi possiamo rintracciarlo nelle tessiture, nei ricami e nei merletti, specialmente in quelli di natura tradizionale e folcloristica, in cui sono ampiamente riscontrabili i “Codici della Dea“, l’antico linguaggio simbolico legato alla Grande Madre, alla fertilità e ai cicli della natura.

La stessa Gimbutas, che ha identificato un “linguaggio della Dea“, ha potuto constatare la persistenza nei millenni.

Secondo studi archeo-mitologici di Marija Gimbutas, sono state le arti femminili che hanno preservato, nel tempo, la continuità spirituale neolitica, trasmettendo i simboli arcaici di generazione in generazione.

È stato ampiamente riconosciuto, dagli studi antropologici e archeologici di Marija Gimbutas e dalle ricerche sulla “Vecchia Europa”, che le tessiture, i ricami e i merletti antichi, hanno conservato le tracce di questo linguaggio simbolico arcaico, appunto definito come i “Codici della Dea”, simboli della Grande Madre.

Sono motivi, tramandati per millenni, che rappresentano i cicli naturali, la fertilità, la rigenerazione e la sacralità della creazione, codificati in motivi geometrici o stilizzati.

I simboli nella tessitura, identificati come “I Codici della Dea”

I simboli nella tessitura, spesso definiti “I Codici della Dea”, rappresentano un linguaggio arcaico e simbolico impresso nei tessuti antichi, particolarmente studiato in Sardegna e nelle culture neolitiche, che collega il fare femminile al sacro e alla Grande Madre. Questi motivi geometrici e figurativi, tramandati per generazioni, non erano solo decorativi, ma narravano storie di fertilità, protezione, vita e morte, configurando lo stesso telaio come una “porta tra mondi“.

I codici si manifestano attraverso il Simbolismo nell’Antica Europa e Ucraina. Emblematiche “Le Dee ricamate” sulle tovaglie rituali (rushnyky) e sugli abiti tradizionali, dove raffigurano la Grande Dea come fonte di vita, natura e cicli di morte e rinascita. Sono figure che appaiono con le braccia sollevate in preghiera, talora in forme astratte, che ricordano le statuette neolitiche.

Anche nei Motivi Geometrici e Naturalistici, i “codici” si manifestano, attraverso le spirali, i meandri, le linee a zig-zag (simbolo dell’acqua, del fuoco e del flusso vitale), nei cerchi solari e rombi (simbolo della terra seminata).

Perfino nei Merletti come “Fili della Dea”, specialmente nel lavoro a tombolo o a rete, in quanto associata alle Dee filatrici e Tessitrici del destino (le Parche, Arianna, la dea finnica).

Il ricamo in bianco, spesso usato per i corredi nuziali o gli arredi sacri, sono simboli di protezione e purezza legati alla sfera femminile sacra.

La Dea con le mani sui fianchi (Elibelinde), è uno dei simboli più arcaici e diffusi, specialmente nei kilim anatolici e nell’arte neolitica. Rappresenta la Madre Terra, la fertilità e la forza femminile, a volte rappresentata con un bambino nel grembo.

La Dea Madre con le braccia alzate, rappresenta la Dea Makosh o le Dee della fertilità, spesso affiancata da cervi o uccelli, simboleggiando la Signora degli animali e la connessione con il cielo e la terra.

I Simboli lunari e ciclici, con “la triplice luna” (crescente, piena, calante/nera), spesso tradotta nei ricami, che simboleggiano le fasi della vita della donna e i cicli rigenerativi della natura.

La spirale e il meandro, spesso lavorati nei merletti, e rappresentano l’evoluzione, il ciclo di nascita-morte-rinascita e l’energia vitale.

L’Albero della Vita, comune in ricami e nei tessuti, il quale rappresenta il collegamento tra il mondo sotterraneo, la terra e il cielo, spesso associato alla Dea come dispensatrice di vita. Talora viene rappresentato con delle figure femminili (le dee con braccia alzate, come la Makosh slava) ai lati, simboleggiando la connessione tra cielo e terra e la continuità generazionale.

Il telaio, ovviamente anche il telaio e il filo, sono fortemente connessi ai “codici”. Il telaio viene considerato un emblema della Dea, come creatrice e orditrice del Destino (Le Parche, le Moire, le Norne, le fate tessitrici, le Janas in Sardegna, la Dea Neith egizia).

I “Codici della Dea” nelle Arti Tessili

I simboli della Dea Madre non sono quasi mai rappresentazioni realistiche, ma stilizzazioni che ne evocano la funzione creativa e generatrice.

Tutti i motivi geometrici e figurativi presenti nel Neolitico europeo (nelle ceramiche e nelle statuine) si sono evoluti e perpetuati, nei secoli attraverso i ricami tradizionali, nei tessuti e nei merletti, specialmente nell’Europa orientale e mediterranea.

La Gimbutas, decodificando i segni geometrici e figurativi, ne ha individuato i poteri della Dea, spesso legati alla vita, alla morte e alla rigenerazione.

I Serpenti e le spirali, sono i Simboli della Dea Serpente, legati all’energia vitale, all’acqua e alla rigenerazione.

Le V, M, X, Meandri e Zig-zag, sono le rappresentazioni dell’acqua, del grembo, o delle corna, indicanti il ciclo della vita e il movimento, attributi della Dea Uccello o della Madre Terra

La Doppia ascia, le reti e i motivi a scacchiera, sono spesso collegati al simbolo della farfalla o al potere rigenerativo della Dea.

I Cerchi e le corna, sono Simboli solari o lunari associati alla Grande Madre.

Le Spirali e le Greche, le quali rappresentano il Ciclo Lunare, la vita in costante evoluzione e il movimento dell’energia, spesso associate alla Dea serpente o ai cicli di rigenerazione.

I Triangoli e le clessidre, spesso interpretati come simboli della vulv* (pubic triangle) o della Dea partoriente, in ogni caso incarnano la fertilità e la forza creativa femminile.

I Rombi (a volte con punti interni), rappresentano la terra fecondata, il campo seminato o l’utero, simboli diretti di abbondanza.

Rete o reticolati, i quali indicano la connessione universale, il “telaio” della vita e la Dea tessitrice.

Il Triangolo o il Diamante, indica il ventre della Dea, simbolo di fertilità e creazione. Nei tessuti Maya, il diamante rappresenta anche la tessitrice stessa.

Il Serpente o le Linee Ondulate, rappresentano l’energia vitale, l’acqua, la rigenerazione, la Dea nella sua forma di vita/morte/rinascita.

La Spirale, simbolo del divenire, del ciclo vitale e dell’energia che si espande dal centro.

La “Dea al telaio” o le figure a “V”, la figura è una donna stilizzata o entità magiche connesse alla tessitura (come la dea Neith in Egitto o le Parche/Moire nel mondo classico).

I Motivi zoomorfi, come uccelli, cervi o il “nodo d’amore”, sono tutti connessi alla dea Diana o alle Madri primigenie.

Anche la Tessitura assume la valenza di creazione di vita. Nelle culture analizzate dalla Gimbutas, la tessitura era un Atto Sacro, strettamente associato alle funzioni della Dea e delle sacerdotesse, di coloro che “tessono il destino” e la vita stessa, e il telaio che funge da ponte tra mondi.

Affresco, Palazzo Schifanoia, Ferrara

Sono indubbiamente espressioni artistiche e sono considerate “emblemi viventi” di una cultura della Dea, che poneva al centro la sacralità della creazione e la ciclicità dell’esistenza.

Simboli, che pur avendo origini preistoriche o neolitiche, sono sopravvissuti attraverso i secoli nei ricami rurali, mantenendo il loro significato originario di connessione con la terra e la vita

Tutti motivi, tramandati di madre in figlia, che non erano semplici decorazioni, ma spesso intesi come preghiere per la protezione, per la fertilità e l’abbondanza.

Il Punto Fiamma (Bargello) come Codice della Dea

Il cosiddetto Punto Fiamma (o Flame Stitch, spesso realizzato nello stile Bargello) è uno dei “Codici della Dea”, connesso alla trasformazione, all’energia vitale e all’elemento fuoco/acqua.

La sua forma a zig-zag o a chevrons (V invertite) del Punto Fiamma, richiama le ondele montagne o le fiamme, tutti elementi associati alla Grande Madre come Signora della Natura e dell’Agricoltura.

Il ritmo verticale del Punto Fiamma simboleggia l’ascesa, la luce e la rigenerazione, tipico dell’energia femminile primordiale che unisce terra e cielo.

Sebbene il termine “Bargello” sia fiorentino (XVI secolo), la tecnica dei punti verticali su tela per creare motivi geometrici ha radici molto più antiche, tant’è che si ritrova in manufatti che richiamano alla sacralità della casa e del focolare (guarda caso presidiato da Dee come Hestia/Vesta).

Le arti tessili sono state per millenni il “libro” non scritto della spiritualità femminile, dove il punto fiamma ha rappresentato una delle espressioni geometriche più potenti della vitalità e della continuità ciclica della Dea.

Sardegna, legame tra tessitura, sacro e fate tessitrici

In Sardegna, il legame tra tessitura, sacro e fate tessitrici (“Janas“) è forte, con simboli intessuti nei tappeti e nei tessuti tradizionali. Viene ampiamente interpretato dagli studiosi di antropologia e storia delle religioni, come un’eredità diretta dei codici simbolici legati alla Grande Dea Madre del Neolitico.

La Sardegna custodisce una delle tradizioni tessili più antiche del Mediterraneo, dove l’arte del telaio si intreccia indissolubilmente con il sacro, il mito e la magia, incarnati dalle figure delle Janas. Dette “Fate tessitrici“, sono creature leggendarie, spesso associate alle Domus de Janas (le tombe ipogeiche prenuragiche), narrate, nella tradizione orale, come donne minute e pallide che tessono stoffe d’oro e i fili di destino su telai magici. Le Janas non sono semplici fate, ma figure ctonie (sotterranee) legate alla luna, alla morte e alla rinascita. Esse incarnano il triplice aspetto della Grande Madre (germogliatrice, mietitrice, ventilatrice del grano) e sono le Custodi delle Arti Sacre, come la filatura e la tessitura.

Secondo il mito, le Janas non solo abitavano le rocce, ma insegnavano alle donne sarde l’arte della tessitura e del ricamo, il che faceva di loro sia delle Dee che delle Sacerdotesse.

Il loro legame con la tessitura è una metafora del controllo sul destino e della creazione, collegandole al culto ancestrale della Dea Madre.

Inoltre la loro Tessitura era intesa come Rito. In Sardegna, l’atto di tessere è considerato sacro, un linguaggio che tramanda codici ancestrali. Le Janas tessono tele d’oro nei loro telai magici, all’interno delle Domus de Janas (tombe ipogeiche preistoriche), richiamando il mito delle Moire e il potere di tessere il destino della vita.

Janas

La “Mater Mediterranea”Dea Madre sarda, è simbolo della fertilità e del ciclo vita-morte, la cui memoria persiste attraverso la figura delle Janas, figure ammirate e temute che uniscono il mondo materiale a quello spirituale.

Molte Janas sono descritte come donne minute che insegnano l’arte della tessitura alle donne terrene: ciò suggerisce una trasmissione di saperi femminili arcaici, sopravvissuti attraverso le generazioni.

Le tradizioni tessili sarde e le leggende delle Janas rappresentano una delle manifestazioni più vive e continuative in Europa del culto della Grande Madre Mediterranea.

Il Simbolismo dei Tessuti (Mustras)

I tappeti e i tessuti tradizionali (come pibiones) custodiscono simboli che richiamano la fertilità, la natura e il divino, spesso collegati alla Dea Madre.

Il motivo pibiones, ad esempio, richiama i chicchi d’uva, simbolo di prosperità. Altri motivi includono pino, melograno e forme geometriche connesse a culti arcaici.

motivi geometrici e zoomorfi persistono nei tappeti (come pibiones), nei copriletti e negli arazzi tradizionali. Non sono semplici decorazioni, ma codici che narrano storie di fertilità, protezione e natura.

La Dea Madre, viene spesso stilizzata nei disegni, e rappresenta la fertilità e la prosperità.

I Motivi zoomorfi, come uccelli, pavoni o cavalli, sono simboli di vita, anima e forza.

I Motivi floreali, come la peonia, rappresenta l’agiatezza e la forza della natura.

Il sacro “filet” e le unghie d’oro, le leggende narrano che le Janas avessero lunghissime unghie d’oro, usate per tessere il “filet di Bosa”, un pizzo preziosissimo che ancora oggi mantiene vivo l’intreccio magico.

Filet di Bosa – Le Janas di Bosa

Il Legame con la terra e la luce, le Janas sono esseri ctonii (legati al sottosuolo) ma dotati di una luce propria, spesso legata al ciclo lunare e alle pratiche femminili del pane e della lana.

Una tradizione, quella sarda, che fonde il visibile con l’invisibile, che continua a vivere nell’artigianato locale, e dove ogni telaio è considerato un ponte tra il mondo materiale e la memoria antica dell’isola.

La Tessitura, l’atto del tessere, era inteso come una pratica rituale e magica in grado di trasformare il materiale grezzo in un manufatto protettivo, una forma di “scritto” non verbale che unisce le generazioni.

Sono simboli che persistono nel tempo, unendo le testimonianze preistoriche, come le veneri neolitiche, alle produzioni artistiche contemporanee che rileggono il ruolo della donna e la sua connessione con il sacro.

Il Villaggio decorato di Cicmany della Slovacchia

Čičmany, un luogo che pare sospeso nel tempo, è un incantevole villaggio situato nel cuore della Slovacchia, nella regione di Žilina. E’ famoso in tutto il mondo per le sue caratteristiche “case ricamate“. Queste casette in legno decorate, ricordano i ricami tradizionali.

Le case sono costruite in legno scuro, ma sono decorate con intricati motivi geometrici bianchi. Le decorazioni, note come “Cicmany ornament“, rendono le facciate simili a tele di arte popolare, creando un effetto visivo straordinario che unisce le abitazioni alla tradizione locale.

Inizialmente, le decorazioni non avevano solo una funzione estetica. La vernice bianca, a base di calce, veniva applicata per proteggere il legno dagli agenti atmosferici e dall’umidità.

I disegni geometrici, tramandati di generazione in generazione, includono cerchi, linee, cuori e figure stilizzate che in origine avevano significati protettivi o rappresentavano la ricchezza della famiglia.

I decori geometrici del villaggio di Čičmany, in Slovacchia, hanno una forte attinenza con le simbologie antiche che risalgono alle tradizioni precristiane, come fertilità e protezione, elementi che si ritrovano nella simbologia legata alla “Dea Madre” o ai “Codici della Dea” (Rozhanitsa) tipici del folklore slavo.

In origine le decorazioni bianche di calce, dipinte sulle case in legno scuro (iniziate circa 200 anni fa) non erano solo estetiche, ma servivano come protezione magica (funzione apotropaica) contro le forze del male e le malattie, oltre a preservare il legno dagli agenti atmosferici.

I Codici della Dea (Rozhanitsa)

Molti simboli di Čičmany includono variazioni di croci, spirali, cuori, cerchi e rappresentazioni stilizzate di animali (in particolare cervi o alci) e piante. Nella mitologia slava, le figure geometriche richiamano la donna con le braccia alzate (Rozhanitsa) associate alla Dea della fertilità, della vita e della nascita.

Le decorazioni hanno creato una connessione con il Ricamo. Le decorazioni sulle pareti delle case sono state ispirate ai ricami tradizionali degli abiti locali. Nella cultura slava, il ricamo, specialmente sul petto e sulle maniche, trasmetteva codici sacri di potenza, energia della natura e origine divina.

Si riscontrano sia Cervi che Alci, spesso associati alla Dea della fertilità (Rozhanitsa).

Si notano anche i Cerchi e Spirali, Simboli solari e di eternità; le Croci, Simboli di protezione e di unione tra vita, morte e rinascita.

Gli esperti descrivono questi decori come un “linguaggio antico” o “segni magici” che coprono le superfici delle case.

Questi simboli sono stati tramandati di generazione in generazione e, sebbene il loro significato originario sia in parte sfumato nel tempo, il legame con la simbologia antica è riconosciuto dagli esperti di cultura popolare slovacca.

I Codici della Dea si replicano da almeno 8000 anni. Oggigiorno, grazie alle macchine per maglieria e agli stilisti che riciclano le tradizioni del design dagli angoli più remoti del mondo, non è difficile vedere questi antichissimi simboli vagare per le vie, indossato da qualcuno ignaro della sua storia. La Grande Madre, riappare in modi sorprendenti.

Fonti:

alfa.stuba.sk cicmany-ornaments-in-graphic-and-product-design

onlinelibrary.wiley.com doi pdf


Il Linguaggio della Dea
Le civette di Venexia

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