Alle Origini, Energie Creatrici, Sciamanesimo

Mercoledì delle ceneri – L’Antico Rito del Fuoco Nuovo

Tutte le tradizioni religiose che ci sono state insegnate, hanno origine da tradizioni ancestrali, dai significati profondamente spirituali.
Forse oggi ne rimangono le ‘ceneri’ ma… ”Il fuoco che sembra spento spesso dorme sotto la cenere.” (Pierre Corneille)

Un rito primaverile, di antichissima origine, ancora parzialmente radicato, è quello dei falò, detti focarìne o fucaràzzi.

Era un magico rito agreste, per favorire una stagione feconda di frutti. Dopo la pausa invernale, ci si preparava al risveglio primaverile della natura con una rituale accensione di fuochi di buon augurio. Al fuoco veniva attribuita una funzione catartica. Era il mezzo con cui l’uomo esprimeva il suo bisogno di dominare le forze della natura ed esorcizzare l’ignoto. La luce che vince le tenebre.

Da tempo immemorabile, i contadini hanno usato accendere dei falò in determinati periodi dell’anno, soprattutto in primavera, per propiziare un’annata di buoni raccolti e scacciare i mali e le avversità, spesso simboleggiati da maschere e fantocci da bruciare.

Un tempo i contadini raccoglievano i rami secchi nelle loro campagne per poi farne un enorme rogo e spargere le ceneri nei campi per propiziare il raccolto. La mattina successiva, dopo aver fatto il giro tre volte intorno alla cenere lasciata dal falo’, se ne raccoglieva un po’ e la si passava sui capelli o sul corpo, per scacciare i mali e purificarsi; mentre tizzoni accesi venivano portati nel focolare delle proprie case come protezione dagli spiriti maligni.

Il momento dedicato ai falò coincideva con l’inizio dell’anno, che era anche inizio dell’anno agricolo, tra febbraio e marzo, stagione dedicata a Marte, dio dell’agricoltura e simbolo maschile di giovinezza e rinascita, legato all’elemento del fuoco e del sole.

In molte civiltà precristiane era conosciuto e praticato il sacro rituale del fuoco: nell’Impero Romano, fra gli Incas, i Giapponesi, i Sumeri, i Tibetani, Induisti. In Occidente questa antica tradizione sopravvive sotto forma di mero intrattenimento, o privato dalle religioni del suo vero significato, perdendo così il suo ruolo magico propiziatorio. Ma le antiche tradizioni, ancora oggi portano avanti questo sacro rito.

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YAJNA – LA CERIMONIA DEL FUOCO

In India, la cerimonia di purificazione del fuoco si chiama Havan o Yajna. Il significato del termine Yajna è tradotto con “offerta”, “oblazione” o “sacrificio”, ma anche “adorazione”, “invocazione” o “preghiera”, dalla radice yaj che vuol dire “offrire”, “sacrificare”. Gli Yajna sono dei rituali, delle cerimonie e vengono principalmente celebrati per ottenere la liberazione dal karma e dalle afflizioni, e per portare pace, prosperità, felicità ed unità.
Nella tradizione vedica il fuoco è simbolo del divino e viene adorato in tale forma. Partecipare all’Havan trasforma l’energia materiale e grossolana in energia sottile e trasforma l’area tutt’intorno portando pace e armonia.

AGHNI (Il fuoco)

Il fuoco, chiamato in sanscrito, Agni, è il grande trasformatore e rappresenta la fiamma della nostra aspirazione che brucia nel centro del cuore, è l’unione del mondo visibile e invisibile, colui che trasforma la materia. Meditando sul fuoco impariamo a concentrarci sul Divino nella Sua forma di Luce. Rituale indiano con origini tribali in tutto il pianeta. Il culto del fuoco è descritto nei Veda. Durante il rituale vengono fatte delle offerte agli Dei, per assicurare la continuità delle condizioni favorevoli al genere umano.

A livello simbolico Agni è il sacerdote degli Dei e il Dio dei sacerdoti. È l’ospite onorato in ogni casa, che, con la propria luce, allontana i demoni dell’oscurità. Nascendo di nuovo insieme a ogni fuscello di legna, è perennemente giovane e quindi immortale. Il fuoco è luce e quando la luce arriva durante la meditazione, accende il fuoco della Kundalini. La sostanza che si libera attraverso questo processo arriva al corpo e lo invade, avviene l’unione Dio-uomo, cielo-terra.

Al fuoco vengono offerti vari elementi, quelli che mantengono la nostra vita, la quale viene simbolicamente offerta a Dio. Vengono così posti nelle fiamme riso, orzo e semi di sesamo; questi ultimi costituiscono la preghiera di eliminare anche i più piccoli semi karmici dalla nostra mente. Diverse le offerte fatte durante un rituale ognuno con un significato ben preciso: acqua, latte, yogurt, zucchero, ghee, miele, frutta, frutta secca, certe foglie, fiori, incenso, profumo e una noce di cocco che simboleggia l’abbandono del nostro ego. Man mano che gli officianti compiono le offerte, recitano ad alta voce il mantra Swaha, che significa appunto: io offro. L’Hawan, o Yajna è un rituale collettivo, volto a purificare tutti gli ostacoli interni ed esterni, che velano in noi la luce della conoscenza, rappresentata dal fuoco. Il calore delle fiamme simboleggia l’energia (la shakti) che ci serve per compiere il difficile cammino, il profumo che si sprigiona dalle offerte è l’aroma della presenza divina, il nettare degli Dei che ci deve impregnare.

IL DHUNI

Il Dhuni è la fossa dove viene acceso il fuoco sacro. Il Dhuni può avere forme diverse, a cerchio, a quadrato, ottagonale, a triangolo equilatero, ecc.. Ognuna rispecchia specifiche peculiarità energetiche e a seconda della pratica spirituale, o del rito.

Il luogo del rito viene preparato con grandissima cura e attenzione. Alcuni Dhuni sono perenni, cioè una volta accesi, non vengono più spenti. Lo Yajna, è considerato un mezzo efficace per comunicare con l’energia divina ed è celebrato per mantenere l’equilibrio fra gli elementi della creazione e per armonizzare tutti i piani dell’esistenza. Una antica preghiera sanscrita dice:

OM
Offro allo spirito del fuoco
meriti e colpe.
A questo fuoco offro
i miei sensi fisici
e uso le mie emozioni
come veicolo del sacrificio.

I mantra recitati durante una cerimonia del fuoco creano mutamenti nell’atmosfera, influenzano profondamente e positivamente i luoghi circostanti e le persone che partecipano o anche solo assistono alla cerimonia. I suoni dei mantra contengono l’essenza e il potere spirituale delle divinità, poichè secondo la scienza yogica, la vibrazione del suono delle varie lettere, ha una corrispondenza esatta con gli elementi del cosmo e del corpo umano.

‘Agnim īḍe purohitaṃ yajñasya devam ṛtvijam hotāraṃ ratnadhātamam’
‘Ad Agni rivolgo la mia preghiera, al sacerdote domestico, al divino officiante del sacrificio, all’invocatore che più di tutti porta ricchezze.’

Così ha inizio il RgVeda, il testo più antico della filosofia vedica…

Sagrado Tojil – la Cerimonia del Fuoco

Da tempo immemorabile gli Abuelos, i Saggi Anziani Maya, realizzano queste Cerimonie con il Fuoco, elemento utilizzato come catalizzatore e purificatore di qualsiasi evento che può influenzare l’essere umano.

La Cerimonia del Fuoco è un potentissimo rituale di trasformazione e ci offre l’opportunità di utilizzare la fonte di tutta la luce per amplificare i nostri intenti e le nostre preghiere.

Il Divino vive nel Fuoco. Il rituale lo alimenta e lo nutre il suo.

Nella Cerimonia il Fuoco è il nostro insegnante, “il Fuoco è uno spirito vivente, non è un simbolo di dio, ma è dio stesso.”

Il Fuoco cerimoniale rappresenta l’essenza del Padre Sole e la sua convergenza con l’energia divina del Fuoco interno della Madre Terra, il suo Cuore, il magma che viene chiamato KAK ALOM.

Questa Cerimonia è una comunicazione diretta con il Grande Spirito, a cui sono rivolte tutte le preghiere e le richieste personali dei partecipanti. Allo stesso tempo è un’ incontro con il Cuore della Madre Terra – KAK ALOM, la porta di connessione con la generosità e l’abbondanza dell’Universo e della Madre Terra a cui mandiamo anche tutte le nostre preghiere per il ritorno all’Armonia e all’Ordine Naturale.

Viene realizzata in accordo al Calendario Sacro Maya CHOLQ’IJ in quanto si relaziona con i Nawal, le Energie che si manifestano ogni giorno.

Durante la Cerimonia poi, l’Aj q’ij utilizzerà il suo potere e la sua eloquenza per chiamare i diversi Nawal e per fare a loro le sue petizioni, intercedendo e chiedendo aiuto, protezione e segnali per se stesso, le altre persone presenti, l’Umanità, la Madre Terra.

Inoltre, ogni partecipante alla Cerimonia può parlare per se stesso con il Fuoco e le Energie presenti.

L’ Aj q’ij possiede la capacità di interpretare il linguaggio del Fuoco Sacro e gli altri segnali che si possono palesare durante questo rituale, al fine di accertare se e come i Nawal hanno risposto alle petizione.

Il conteggio completo delle 260 manifestazioni delle Energie Cosmiche e Telluriche deve venire dal cuore ed essere fatto seriamente, altrimenti i Nawal non si manifesteranno.

Mentre questo magico processo progredisce, la nostra anima si riempie e viene mossa dal forte movimento interiore di emozioni e energie. Il calore e la luce del Fuoco-Sole Sacro sono sufficienti a catturare l’attenzione di tutti.

Ogni partecipante può essere presentanto e presentarsi al Fuoco quando il suo Segno Maya, il Nawal presente nel suo giorno di nascita, viene chiamato.

Il Fuoco Sacro è vivo, è un essere vivente che è essenziale nella rete della Vita. In segno di rispetto, nessuno abbandona il rituale fin tanto che l’ultima brace non si è trasformata in cenere. Le intenzioni e le preghiere che sono state infuse nel materiale cerimoniale iniziano a entrare nei cuori e nelle anime di tutti coloro che hanno partecipato.

Il Fuoco di questa Cerimonia Maya ci svela e fa rivivere ogni volta il senso della Cosmologia Maya, della Croce Maya e consente la manifestazione di tutti i 260 nawales. Questo processo sblocca il Codice Cosmico ed i messaggi divini in esso contenuti.

Nessuna Cerimonia del Fuoco è uguale a quella precedente ed è e rimane una esperienza molto personale e intima per ogni partecipante. Le Cerimonie del Fuoco sono elaborate e potenti, gli effetti potrebbero non essere pienamente realizzati per giorni o mesi e possono sostenere, orientare, dare inizio a passaggi del processo evolutivo personale e spirituale dei partecipanti.

Partecipare a una Cerimonia del Fuoco, ci porta a incontrare il nostro potere personale e per quanto si possa essere più o meni consapevoli di tutto questo, quando il Sacerdote avrà terminato la sua invocazione conclusiva e l’ultima brace sarà spenta noi in un qualche modo saremo cambiati per sempre.

I Nostri Abuelos, i Grandi Saggi, da millenni non hanno mai smesso di mantenere vivo il Sacro Fuoco Cerimoniale.
In tutto questo tempo non si è mai spento.
Lui è la luce e il calore del nostro Spirito,
la fiamma che ci mantiene uniti al cuore del Cielo e al Cuore magmatico della Madre Terra. E si mantiene ancora vivo anche in qualche posto del tuo cuore!
Esiste nella memoria del tuo essere!
E oggi in tempi di cambiamento e trasformazione a volte disorientati,
la fiamma del Fuoco ancestrale può accendere nella tua parte più profonda
il Fuoco Sacro della tua coscienza e ravvivare la fiamma del tuo Spirito…
se gli lascerai spazio giungere a realizzare così la tua essenza!

Parole degli Abuelos



Custode del Fuoco Sacro
Lo sciamanesimo e l’energia femminile – Le donne medicina raccontano…
Pratiche Sciamaniche
Il cammino della Conoscenza Silenziosa

Fonte: http://www.arte26.it/rito_del_fuoco.htm
https://www.shivayogatemple.it/yajna-rito-del-fuoco/
https://it.wikipedia.org/wiki/Cerimonia_del_Fuoco_Nuovo
https://www.sciamanesimomaya.org/cerimonia-del-fuoco
http://www.ruditoffetti.it/articoli/fuocoriti2.html

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