Narra un antico racconto cinese la storia di un buon uomo che viveva in un villaggio recondito. Era un contadino ed era stato cresciuto in una famiglia piena di amore e dai grandi valori.
La sua saggezza ispirava così tanto rispetto in chi gli stava intorno che tutti si rivolgevano a lui continuamente e su diversi argomenti. Il contadino saggio aveva sempre una parola di conforto o d’affetto per gli altri. Viveva in pace con se stesso e con il mondo.
Un giorno, senza sapere come ci fosse arrivato, trovò nella sua fattoria un bellissimo cavallo. L’animale aveva il manto di un colore bianco brillante e muscoli incredibili. Si muoveva con un’eleganza unica ed era chiaro che si trattasse di un purosangue vero e proprio. Il cavallo iniziò a pascolare e infine rimase nella fattoria con il buon uomo.
Gli altri abitanti del villaggio manifestarono la loro sorpresa dinnanzi all’arrivo del cavallo. Secondo la legge locale, poiché lo splendido animale era giunto fino alla fattoria, apparteneva automaticamente al contadino. Tutti iniziarono a dire: “Che fortuna avete avuto!”.
Ma il contadino saggio si limitava a rispondere: “Vedremo…”. E aggiungeva poi: “Ciò che sembra una benedizione a volte è una maledizione”.
Gli altri non capivano, iniziarono persino a pensare che fosse un ingrato. Come poteva considerare una maledizione l’arrivo alla sua tenuta di uno straordinario cavallo? L’animale costava di sicuro un occhio della testa; il contadino non avrebbe potuto desiderare una fortuna più grande di questa.
Arrivò l’inverno e una mattina il contadino si alzò molto presto e vide che la porta della stalla era completamente spalancata. Entrò e notò che il magnifico cavallo non c’era più: o era fuggito via o qualcuno lo aveva rubato. La notizia si sparse velocemente nel villaggio.
Presto i vicini si presentarono alla tenuta del contadino con l’intenzione di mostrare all’umile uomo il loro rammarico e la loro solidarietà. “Ci dispiace molto”, dissero.
Il contadino rimase però assolutamente calmo. Disse che non c’era nulla di cui dispiacersi e aggiunse: “Quello che sembra essere una maledizione a volte è, invece, una benedizione”. Gli abitanti del villaggio pensarono quindi che fosse pazzo.
Quell’inverno trascorse lentamente. Eppure, come succede sempre, gli alberi tornarono a riempirsi di foglie e gli uccellini a cantare: era iniziata la primavera. Un pomeriggio, il contadino stava arando i suoi terreni quando d’improvviso sentì un rumore.
L’umile uomo guardò in lontananza e poté distinguere la sagoma del cavallo perduto, con il suo manto bianco e brillante. Tuttavia, il meraviglioso animale non si stava avvicinando da solo. Dietro di lui c’erano altri 20 cavalli che lo seguivano con grande riverenza. Il contadino non nascose la sorpresa. Erano tutti dei begli esemplari e si dirigevano verso la sua tenuta.
Gli animali rimasero nella fattoria e la legge locale stabilì, quindi, che sarebbero stati di sua proprietà. I vicini non potevano credere che la fortuna stesse accompagnando ancora una volta il cammino del contadino. Gli fecero i complimenti per i nuovi “acquisti”, ma come previsto, anche questa volta il contadino saggio rispose solo: “Vedremo… Quello che sembra una benedizione a volte è una maledizione”.
Il contadino capì che lo aspettava un lavoro non facile. I cavalli che erano arrivati a seguito del suo bel purosangue erano selvatici. Avrebbe dovuto domarli uno a uno. Solo suo figlio maggiore e lui stesso erano in grado di farlo, ma per riuscirci ci sarebbe voluto davvero molto tempo.
L’autunno era alle porte quando il figlio del contadino iniziò l’addestramento del cavallo più difficile da domare. Sebbene il giovane fosse un esperto domatore, il cavallo lo trascinò provocandogli una frattura alla gamba.
I vicini accorsero in aiuto portando medicinali e domandando come avrebbero potuto essere d’aiuto. “Che sfortuna avete avuto!”, dissero al contadino. Come sempre, egli rispose: “Vedremo… Quello che sembra una maledizione a volte è una benedizione”.
Appena una settimana dopo, scoppiò la guerra. L’imperatore ordinò che tutti i giovani del villaggio si arruolassero. L’unico che si salvò fu il figlio del contadino, in quanto ancora convalescente a causa della frattura alla gamba. Solo allora gli abitanti del villaggio compresero a pieno la grande saggezza del contadino.
Da quel momento, questo racconto cinese viene tramandato di generazione in generazione, affinché tutti ricordino che niente è mai come sembra. Tutto avviene per il nostro bene, anche se, impigliatiati nel gioco che la mente duale mette in scena (la Danza degli Opposti), nella recita tragicomica che è la nostra vita, proprio non sembra.
E affinché tutti ricordino di essere grati per tutto quello che accade nella propria vita, perchè ”quello che sembra una benedizione a volte è una maledizione e quello che sembra una maledizione a volte è una benedizione”.
Per questo i grandi maestri insegnano a non giudicare, per questo dicono ‘più sai, più sai di non sapere’, per questo invitano a praticare la gratitudine per tutto e per ogni cosa, per questo invitano all’umiltà e alla fiducia e all’arrenndersi al mistero della vita.


Che tu possa essere saggia, nel buio e nella luce. Che tu possa danzare consapevolmente la danza degli opposti. Che tu possa esprimere sempre gratitudine per tutto e per ogni cosa, in ogni circostanza della vita.
Coltiva l’abitudine di essere grato per ogni cosa buona che ti arriva, e ringraziare continuamente. E siccome ogni cosa ha contribuito alla tua crescita, dovresti includere nella gratitudine tutte le cose.
Ralph Waldo Emerson
Con Amore
Figlie della Madre )O( [Daniela L.]