Dee, Energie Creatrici, Priestess

Il Rito di Vesta – Riaccendere il Sacro Fuoco Femminile

di Carla Babudri

Vesta, Dea greca del focolare domestico, Estia per i Romani, era la primogenita di Crono (Saturno) e di Rea (Magna Mater Opi per i latini), sorella maggiore di Zeus (Giove).

Il culto di Vesta è uno dei più antichi e il mito è praticamente dimenticato.

Racconta la leggenda che corteggiata da Poseidone e da Apollo, la Dea ottenne da Zeus di poter mantenere per sempre la sua verginità e in cambio ottenne grandi onori.

Suo attributo è il focolare e il fuoco sacro sempre acceso nel suo tempio. Narra ancora il mito che quando Hermes, cioè Mercurio, assurse all’Olimpo, la Dea gli cedette il posto alla mensa degli Dei, perché schiva ai banchetti, amava di più la vita privata e raccolta.

Vesta, diventa così una divinità centrale nella civiltà romana, Dionisio di Alicarnasso ci racconta come i romani credessero che il fuoco di Vesta fosse intimamente legato alla fortuna di Roma e che l’estinzione del fuoco sacro avrebbe portato la sciagura alla città.

All’origine il Fuoco Sacro rappresentava il battito del cuore domestico, tutto ciò che era legato al concetto di femminile, casa, accoglienza all’interno della famiglia era avvolto dalla fiamma, che riscaldava e poteva permettere di preparare il cibo.

Le Vestali: Sacerdotesse del Fuoco

La posizione delle Vestali, nell’Antica Roma era ricoperta dalle figlie del re, che, come altre giovani donne romane, erano incaricate di prendersi cura del fuoco nel focolare.

Il fuoco era un elemento di capitale importanza nell’antichità, poiché era molto difficile riaccenderlo. Durante l’Impero Romano, fu istituito a Roma un tempio in cui la sacra fiamma, consacrata alla divinità Vesta, veniva continuamente rinvigorita.

Il 24 febbraio 391 C.E., per effetto del primo dei Decreti Teodosiani (391-392), volti a sradicare il paganesimo nell’Impero Romano fu spento il Sacro Fuoco che ardeva nell’antichissimo Tempio della Dea Vesta nel Foro di Roma da circa mille anni, quale simbolo sacro della Dea, della città stessa di Roma, ed in stretta connessione simbolica con il Calendario Sacro legato alle attività agricole ed alla fertilità della terra. Quello stesso giorno fu sciolto l’ordine delle Vestali, sacerdotesse della dea Vesta.

La dualità archetipica: Estia ed Ermes

Estia (Vesta) compariva al fianco di Ermes (Mercurio) messaggero degli Dei.

La leggenda racconta, che nelle case esisteva un focolare dalla forma circolare dove bruciava il fuoco sacro, mentre fuori dalla porta si ergeva una colonna chiamata “erna” un pilastro fallico associato a Hermes che, con la fiamma anch’essa sempre accesa indicava fortuna e abbondanza per la famiglia. Anche nei templi queste due divinità erano legate l’uno all’altra, Estia ed Ermes sempre insieme, ognuno aveva una funzione distinta precisa, ma inseparabile per il sostentamento della vita.

Simbolicamente Estia (principio femminile) rappresenta il luogo sacro dove la famiglia si riuniva, a cui fare ritorno; Ermes (principio Maschile) dava protezione alla casa, guida e compagno nel mondo, dove la comunicazione, l’intelligenza e la capacità di orientarsi erano elementi fondamentali per ritrovare la casa.

Mentre Hestia è il focolare circolare, il centro attorno al quale la casa si radica nella terra, Hermes è la transitabilità della soglia: “Non c’è niente, in lui, di fisso, di stabile, di permanente, di circoscritto, né di chiuso. Egli rappresenta, nello spazio e nel mondo umano, il movimento, il passaggio, il mutamento di stato, le transizioni, i contatti tra elementi estranei. Nella casa, protegge la soglia, respinge i ladri perché è lui stesso il Ladro […], per il quale non esistono né serrature, né recinto, né confine”. (J. P. Vernant, ”Hestia-Hermes. Sull’espressione religiosa dello spazio e del movimento presso i Greci”, in Mito e pensiero presso i Greci, pp. 147-200, To, 1978.)

Il pilastro e l’anello circolare sono diventati il simbolo del maschile e del femminile. Come per la cultura orientale il Lingam fallico rivolto verso l’alto penetra lo yoni o anello, due simboli rappresentati da Estia ed Ermes, uniti dall’immagine dello spirito alchemico del fuoco mistico e simbolicamente collocato sulla terra. Insieme i due archetipi rappresentano lo spirito e l’anima. Il vento (Hermes) soffia sulle braci e il fuoco si innalza (Vesta).

Quando entrambi gli Dei venivano onorati sia nel focolare domestico che nei templi si benedicevano tutti i valori femminili e maschili. Adesso questi valori sono andati persi e dimenticati, i fuochi sacri non vengono più custoditi e tutto questo rappresenta una perdita delle nostre tradizioni antiche pagane.

Riaccendiamo il Fuoco Sacro dentro i nostri cuori….

Rituale
Riaccendere il Fuoco Sacro

Quando si innalza un rito ancestrale, si riflette non solo nello spazio ma anche nel tempo, si ricorda la sua origine, si assume la sua eredità, si sostiene il suo potenziale e la capacità di saper fare ed essere.

L’umanità con il passare del tempo ha dimenticato i riti antichi e pagani che tanto ci rappresentano. Vivere il rituale significa riprenderci l’opportunità di manifestare il nostro sentire entrando in connessione con gli archetipi, in questo caso il fuoco rappresentato dalla fiamma ardente è uno degli elementi creativi mistici della vita su questo pianeta.

Risvegliare il Fuoco Sacro di Vesta ci riporta ad una dimensione ancestrale di notevole impatto interiore, intercettando il femminile e il maschile.

Con oggi iniziamo il rituale alla Dea Vesta che prevede 22 giorni di onori al principio femminile e maschile.

I rituali possono essere passati da persona a persona simbolicamente, semplicemente perché è emozionante collegare e collegarci da fuoco a fuoco, da cuore a cuore.

Occorrente per il rituale: una candela rossa grossa, una candela lunga del colore bianco e fiammiferi (accendino va bene)

Prepara il tuo spazio, rilassati e incomincia a respirare dolcemente, richiama dentro di te la forza archetipale della Dea Vesta, sii consapevole di connetterti con il tuo sentire, con la tua luce interiore.

Con la tua intuizione esplora nuovi percorsi di conoscenza, lasciati andare.

Senti che dal basso degli organi sessuali una grande e immensa energia sale, entra nel piacere del sentire e lascia che la fiamma dentro di te prenda vita.

Prendi un fiammifero e accendi la candela rossa, osserva la sua fiamma, con la voce interiore pronuncia queste parole:

“Il Fuoco Sacro della Dea Vesta ritorni ad alimentare i focolari, la vita, l’amore e la sessualità. Onore e Gloria alla Dea Vesta, Signora e Madre della Terra.”

Restando in questo stato di meditazione, accendi adesso la candela bianca e pronuncia queste parole:

“Onoro il Dio Hermes, attraverso il suo soffio alimento la fiamma, proteggo il focolare, dono chiarezza, forza, orientato verso la dimora, custodisco tutti i principi del Sacro Maschile”

Adesso poni le candele in un luogo sicuro e lascia che la fiamma si consumi.

Se desideri, puoi accendere le candele per altri 22 giorni consecutivi e offrire le fiamme alle persone che ami, passando tutto il rituale, così da donare loro il Fuoco Sacro. Non è Obbligatorio il passaggio, se te ne dimentichi o desideri tenerlo per te non succede nulla, tutto è in funzione a ciò che senti, portare la fiamma è un dono ed è tuo da sempre.

La fiamma arriva dove c’è richiamo.

Il rituale non ha scadenza e può essere ripetuto in qualsiasi momento dell’anno, non esistono regole precise, solo il tuo sentire saprà condurti.

Unico consiglio: nei 22 giorni dedicati ai riti del Fuoco Sacro, ascoltati, se puoi sii più silenziosa possibile, cura il tuo corpo e dedicati all’amore in tutte le sue sfumature: fisiche e spirituali.

Il lavoro con la Sacerdotessa Vesta aiuta le donne e uomini a comprendere il significato dell’Hieros Gamos di guarigione sessuale prima che il Patriarcato ci separasse.

Il “Fuoco Sacro” è ciò che chiamano energia Hieron Osteon per i Greci, Kundalini per gli indiani.

Ricorda sempre: fai quello che sente il cuore.

Fonti: Naturagiusta | Storia di una Poesia


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