Blessing, La Ruota dell'Anno

Imbolc – Il Manto di Brigid

Brigdhe nam Brat – Bhrat Bhrighde – Brighid of the Mantles: queste le definizioni tradizionali del mantello della Dea irlandese Brigid, sacro indumento che è uno degli attributi della Dea: questo manufatto (si dice che lo tessesse lei stessa, presso l’Isola di Iona) ha molti significati anche esoterici, ed è entrato in numerosi riti e in altrettante versioni dei rituali tradizionali.

La Dea Brigid è ancor oggi confusa con l’omonima santa irlandese, non per niente quest’ultima è la cristianizzazione della Dea. Vi sono molti miti su questa divinità che sono stati poi attribuiti a Santa Brigida d’Irlanda sotto forma di allegorie o di tradizioni popolari. Molte azioni magiche della Dea con l’avvento del Cristianesimo sono state definite miracoli. Questi atti magici sono ormai intercambiabili tra la Dea e la santa: a seconda dei testi sono attribuiti all’una o all’altra.

E’ facile però capire come molte cose che avrebbe compiuto la 0 siano di chiara origine pagana, anche se non si conoscono i miti irlandesi: per citare anche solo uno dei tanti esempi, c’è una leggenda secondo cui la santa per giungere dall’Irlanda a Betlemme dove avrebbe adoperato il sacro mantello per avvolgere il Bambin Gesù, attraversò nientemeno che un portale spaziotemporale, elemento tipico della mitologia delle fate e che riscontriamo anche nel racconto di “Alice nel paese delle meraviglie” nonché in numerose altre narrazioni.

Questa caratteristica della Dea Brigid come divinità liminale, quindi “tra i mondi”, la ritroviamo nella leggenda -riferita alla santa- in cui sarebbe stata partorita su una soglia, quindi “né dentro, né fuori”.

Tra i significati del mantello di Brigid in primis v’è l’arte della tessitura, con le sue componenti esoteriche. La filatura e l’arte del comporre intrecci la troviamo nella fattura del mitico manto e nella creazione della “Croce di Brigid. Questa attività magica è evidenziata anche in canti e incantesimi riportati nella letteratura poetica, dai folcloristi dell’Ottocento e a tutt’oggi rammentati dagli anziani.

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In tutte le mitologie del mondo le stoffe hanno insita la Magia, soprattutto quando si tratta di tele coprenti come i mantelli o gli scialli: offrono protezione nelle narrazioni in cui i devoti devono ripararsi dalle intemperie, o in cui devono nascondersi da situazioni di pericolo o da entità maligne.

Un topos classico è la beffa con cui la divinità o il santo di turno mettono in difficoltà l’interlocutore umano mediante giochi dialettici: questa situazione la troviamo anche riferita al mantello:
“La leggenda narra che il Re di Leinster accettò di donare a Santa Brigida tanto terreno quanto avrebbe potuto coprirne il mantello. La santa si fece aiutare da quattro fanciulle che presero un lembo del manto a ogni angolo, e lo tesero ognuna verso le quattro direzioni: nord, sud, ovest, est. Fu così che il magico plaid poté coprire moltissimi acri, ove la santa fece costruire il suo monastero.”

In questo miracolo cristiano, che altro non è che un mito divino, si trovano i consueti significati simbolici: una stoffa dai magici poteri, quattro fanciulle corrispondenti ai punti cardinali, e c’è quella sorta di scommessa, in cui è la santa a uscire vincitrice per lo stupore del Re.

Il tipo di stoffa del mantello di Brigid varia a seconda delle tradizioni, delle saghe e delle zone: di lino, di lana oppure di seta, quest’ultima citata in racconti più tardivi, dove con il cristianesimo si sono intrecciate trame orientaleggianti: il mantello di Santa Brigida ha intessuti fili di oro e altri filati mediterranei.

Nei testi anglofoni è spesso definito “plaid“, naturalmente non nell’accezione all’italiana con cui s’intende un copriletto, un copridivano o uno “scaldino”: plaid è un termine di origine scozzese usato per indicare un telo rettangolare, forse derivato dal latino paludamentum, poi passato a designare il classico tartan posato su una spalla, similmente all’abbigliamento degli antichi Romani: verosimilmente quest’uso di vestirsi di un paludamento posato su una spalla è iniziato proprio durante la conquista romana.

E Brigid -la Dea come la santa- nell’immaginario è stata via via vestita secondo la moda del momento!

Come in ogni mito che si rispetti, non c’è nessuna versione che sia uguale all’altra: e –come sempre- non dobbiamo però guardare le differenze, bensì le similitudini. Su questo plaid -o mantello, mantella o cappa- si sono intrecciati numerosi aneddoti, come sempre riferiti alla santa e sono state intessute altrettante versioni sul tipo di filato e soprattutto sul suo colore.

O meglio, sui suoi colori: il verde, che richiama la “verde Irlanda” ma che non è menzionato nei testi tradizionali se non come epiteto riferito forse al mondo delle fate o alle tinte delle vesti dell’epoca in cui nacque il mito ma che è, purtroppo, abusato da molti neopagani dimentichi della peculiarità del manto di mutare colore; l’oro e l‘argento, che oltre a essere di richiamo ai preziosi metalli sono rappresentativi del fulgore solare; infine il rosso, nei testi chiamato a volte cremisi e altre porpora, che è forse un’introduzione postuma atta a richiamare le colorazioni tipiche della cristianità, colore comunque mediato dall’attributo di divinità del fuoco e della forgia.

In origine, come si desume dai racconti mitici, dai poemi e dalle narrazioni raccolte dai folcloristi in tempi più recenti, i colori del magico manto erano svariati ma accomunati da una particolarità che ne amplificava la magia: erano iridescenti, oppure cangianti, spesso assimilati alla mutevolezza dello spettro di colori dell’arcobaleno, caratteristiche che sottintendono la capacità del mantello di mutare la sua apparenza. Ciò che oggi, fra la Treccani, la Crusca e i neologismi modaioli, definiremmo sbrilluccicoso o sberluccicoso!

Il più probabile colore di base stando ai miti più arcaici doveva essere il blu, ma la peculiarità di questa tela è appunto quella di cambiare colore, tono e luminosità a seconda delle necessità di camuffare o di rendere invisibili, ma soprattutto in base all’irraggiamento solare e alla rifrazione prismatica di pioggia e acqua.

Tutto ciò ci ricorda il cielo, che di notte è blu e ammantato delle luminescenze stellari e di giorno muta a seconda dei riflessi e dell’atmosfera: il sacro mantello ha gli stessi colori e gli stessi mutamenti celesti e siderali. Naturalmente non è un caso.

Il manto della Dea narrato nelle saghe dunque muta colore assumendo i colori della volta celeste a seconda delle esigenze di proteggere chi vi si nascondeva sotto, come testimoniano le espressioni irlandesi “fé bhrat Bhríde” e “faoi bhrat Bhríde sinn” che indicano la protezione dello stare “sotto il manto di Brigid”. Spesso questo mantello diviene dei colori dell’alba ed è definito luminoso:

A Bhrigid, scar os mo chionn
Do bhrat fionn dom anacal

(trad.: Oh, Brigid, è luminoso il tuo mantello che ricopre la mia testa)

Essere “sotto il manto di Brigid” significa essere messi al sicuro, un po’ come in Italia si dice “mettersi sotto il manto della Madonna”. Questo è un tipico mantello dell’invisibilità, ma non per mera sparizione ma peculiarmente per protezione.

In tutto il mondo vi sono miti e leggende inerenti stoffe e abiti: basta pensare al mantello di Eracle e di Thor, alla Sacra Sindone, al tappeto di Aladino.
Non solo gli abiti interi ma anche delle semplici pezze di tessuto possono avere poteri magici: per esempio nella cristianità vi sono stoffe usate come reliquie: dai ritagli dei vestiti dei santi, definiti ex indumentis, a pezzuole che diventano taumaturgiche per il solo contatto con la salma del santo di turno o con il suo sepolcro: in tal caso si tratta di ex contactu, per contatto.

Questa usanza di porre strisce, panni e pezze di stoffa a contatto con una figura ritenuta santa o divina allo scopo di rendere il tessuto impregnato dei poteri di questa figura, per poi adoperarlo come portafortuna o –soprattutto- per fini taumaturgici e curativi, è una pratica millenaria presente trasversalmente in tutte le civiltà.

E questa pratica la ritroviamo anche riguardo al mantello di Brigid: in questo caso la gestualità del contatto, ex contactu, si attua con il tocco fatato della Dea: le tradizioni irlandesi, che sono ancor oggi mantenute nelle consuetudini popolari, prevedono una varietà di rituali che hanno come elemento comune l’esporre un tessuto alla notte di Imbolc, posato fuori di casa, per esempio a un ramo d’albero o su un cespuglio: Brigid passerà e toccherà la stoffa che con questa sua benedizione diverrà magica e con potere sanante.

A seconda delle zone e degli usi, la stoffa cambia: può essere un semplice scampolo, una striscia di panno, un fazzoletto, oppure un indumento compiuto che abbia attinenza con il sacro manto: uno scialle, una sciarpa, un foulard e naturalmente un mantello, una mantellina o una cappa.

La tradizione dice che a ogni anno a ogni esposizione, a ogni sfioramento della Dea durante la notte di Imbolc (31 Marzo/1 Febbraio), il tessuto acquisirà sempre più potere.

>>1 Febbraio – Imbolc, Festa di Purificazione<<

Pezzuole, fettucce, mantelle o scialli saranno usati al bisogno per esempio per bagnare la fronte di un malato febbricitante, per coprire un neonato per proteggerlo da spiriti malevoli, persino per coprire un animale ammalato o anche come dono per accompagnare un addio a una persona cara, confidando che il tocco benedicente della Dea Brigid possa sortire guarigione e fortuna a tutti coloro che verranno a contatto con il magico tessuto.

Possiamo riprodurre anche noi questa stupenda tradizione, certi di non operare alcun effimero eclettismo poiché l’uso di ritenere magica una stoffa per incanto divino è presente anche nel folclore italiano e nelle nostre memorie popolari.

Si dice che…
…gli abiti da sposa siano di colore bianco per richiamare le piume dei cigno, animale sacro che è una manifestazione della Dea Brigid e di numerose altre divinità femminili. Ancor oggi il nome Bride, uno dei nomi della Dea, significa e rappresenta la sposa.

…in Gran Bretagna le uniformi delle persone con ruoli infermieristici siano di colore blu proprio per richiamare il colore del mantello di Brigid. Anche in molte altre istituzioni si adopera il blu come colore delle divise, per esempio in alcuni college a nome della santa e anche tra le suore di alcuni ordini.

Tanto la Dea quanto la santa erano ritenute guaritrici, con attributi taumaturgici e, naturalmente, ostetriche: quest’ultimo è un attributo condiviso con la nostra mediterranea Giunone assieme a numerosi altri, a significare un filo mitico e sacro che accomuna le divinità…

Rituale della “benedizione dei mantelli”

Nel pomeriggio del 31 Gennaio, o in serata o comunque quando riuscite prima della nottata di Imbolc, prendete una stoffa che vi è cara: può essere uno scialle, una sciarpa, una mantellina, un plaid o un qualsiasi pezzo di tela a cui tenete. Non importa se sia grande o piccola e potete anche predisporre di adoperare più capi.

Posate la stoffa all’esterno della vostra abitazione, su un cespuglio, sui rami di un albero o se non avete un giardino, sulla ringhiera di un balcone o su una sedia. Ora non dovete fare altro che attendere che scenda la notte e che la Dea Brigid sfiori la vostra stoffa con il suo tocco benedicente.

Il giorno dopo ritirate la stoffa, che userete come avvolgente conforto, da condividere anche con i vostri affetti quando riterrete che ve ne sia bisogno, per esempio per custodire un neonato, per benedire uno studente o per dare l’ultimo addio a un anziano e così via…

Fonte


Il Ramo d'Oro - Vol I
Studio sulla magia e la religione – Libro primo

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