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Il Volo dell’Aquila – Sul Cammino della Consapevolezza

di Daniela Libanori

Si racconta che l’aquila viva fino a 70 anni, ma perché ciò accada, intorno ai 40 anni, deve prendere una decisione seria e difficile.

A questa età i suoi artigli sono lunghi e flessibili, e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne assai ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile.

Ora l’aquila ha solo due alternative: o si lascia morire, o affronta un doloroso processo di rinnovamento, lungo ben 150 giorni.

Volerà allora in cima ad una montagna, si ritirerà su un nido inaccessibile, addossato ad una parete rocciosa, un luogo da cui potrà fare ritorno con un volo piano e sicuro.

Trovato questo luogo, l’aquila comincerà a sbattere il becco sulla parete fino a staccarlo, affrontando con coraggio il dolore di tale operazione.

Passate alcune settimane, le ricrescerà un nuovo becco. Con questo, strapperà uno ad uno, incurante del dolore, i vecchi artigli. Quando ricresceranno i nuovi artigli, con questi e con il becco, strapperà dal suo corpo tutte le penne, una ad una.

Quando rinasceranno le nuove penne essa, nuova aquila rinata, si lancerà sicura nel volo di rinnovamento e ricomincerà a vivere per altri trent’anni.

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Questo racconto indiano riassume perfettamente il primo passo sul cammino della consapevolezza.

Nelle tradizioni esoteriche chi intraprende il cammino della consapevolezza deve compiere un primo, ineluttabile passo che è il morire al vecchio per poter rinascere al nuovo. – spiega Rossella Panigatti in L’arte di Lasciare Andare Per evolvere come anima, che è il motivo per il quale ci incarniamo, dobbiamo rinascere in senso spirituale, sgravandoci dei fardelli che ci impediscono di procedere.

Spesso questo passaggio si concretizza in un rito o in una pratica meditativa ma, qualsiasi sia l’approccio usato, è necessario acquisire la consapevolezza che ci permetterà di attuarlo. Sperimentando la morte di una parte di noi, quella vecchia che non esiste più e che continuavamo testardamente a trascinarci dietro, potremmo essere nuovi, vedremo il mondo con gli occhi stupefatti di un bambino.

Dobbiamo tramontare per vedere l’alba di un nuovo giorno e, perché no, di una nuova vita.

Non sempre è facile. Nella nostra cultura, trascinati dal vissuto quotidiano in cui siamo immersi, i termini morte e morire sono associati a significati definitivi di conclusione e di perdita e, quindi, alla irrimediabile scomparsa di qualcosa. C’è, quindi, un’implicita connotazione negativa nell’esperienza della morte: in essa percepiamo che perderemo qualcosa che non potremo avere mai più.

Questo punto di vista nasce dalla visione lineare dell’esistenza, propria dell’Occidente, basata sul presupposto che essa abbia un inizio e una fine precisi, lungo una linea retta, appunto. In Oriente, invece, la vita è circolarità, la fine di un evento è la necessaria premessa per l’inizio di una fase nuova. In quest’ottica, dunque, ogni morte è vivifica, perché permette di rinascere verso una condizione differente e migliore, un nuovo giro verso l’evoluzione della nostra consapevolezza e della nostra anima.

Non è necessario seguire le filosofie orientali: qualunque sia il nostro credo, penso che ciò che ci fa vivere meglio sia degno di essere preso in considerazione. Nell’ambito di un percorso evolutivo e spirituale bisogna essere consapevoli che il morire è indispensabile al vivere pienamente! Mettere in discussione vecchie idee, abitudini superate e pesanti, convinzioni profonde ma limitanti ci permette di modificarci e attualizzarci nel presente; quindi, non solo è un passaggio utile, è indispensabile!

Del resto, se continuiamo a nutrirci degli stessi pensieri, ad alimentare le stesse credenze o i medesimi rancori, assumendo comportamenti sempre uguali, è certo che l’equazione della nostra vita non solo non cambierà, ma diventerà sempre più faticosa, poiché l’energia bloccata genererà altri muri, che a loro volta attireranno eventi la cui natura è bloccata.

Quante volte continuiamo a fare le stesse cose, aspettandoci un risultato diverso e ritrovandoci con la stessa sofferenza di sempre? Bene, forse è tempo di cambiare.

Forse è arrivato proprio il tempo prendere quella decisione, come l’aquila…


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